In difesa dell’aborto

In difesa dell’aborto

(Scritto nell’ottobre del 2008 per una serata organizzata al teatro Argentina di Roma, in difesa della legge sull’aborto, regia di Emanuela Giordano, musiche Arturo Annecchino)

 

Agli obiettori di coscienza vorrei dire

 

Con tutto l’orrore che ho per la morte, per il sangue, la sofferenza, se fossi un medico desidererei obiettare, desidererei non essere costretto ad andare contro la mia missione, che è quella di aiutare a vivere, a nascere e, per come la vedo io, anche a morire, ma nel modo più dolce e assistito. Lo desidererei, ma poi mi piegherei a un dovere superiore, quello di non prestarmi con la mia obiezione alla manipolazione (esistenziale e politica) di vite che non mi appartengono, quello di soccorrere madri impreparate, disperate, povere, o solo troppo giovani. La vita e la morte, in un mondo che quotidianamente disprezza la vita e la morte, non possono essere ridotte a un principio.

Dire genericamente «sono per la vita contro la morte» è troppo facile. Dire «io ho i miei principi» è, la maggior parte delle volte, un modo comodo per nascondere falsa coscienza. Perché allora ci ingozziamo, sprechiamo capitali in futili oggetti, viaggiamo allegramente per il mondo (anche nel Terzo, nel Quarto mondo)? Non lo sappiamo che ogni boccone in più, ogni euro regalato a Prada è un bambino che muore a causa nostra nel mondo? E quando difendiamo la vita sostenendo il mercato degli organi, non lo sappiamo forse che molti di quegli organi vengono da bambini vivi e vegeti (bambini nel senso completo della parola, con mani occhi piedi formati benissimo) che ogni giorno scompaiono e vengono sacrificati ad altre vite più fortunate? E chi ha deciso il confine fra la vita e la morte? Gli stessi medici che si oppongono agli aborti forse? Chi ha deciso quando si può stccare la spina per trapiantare un organo e non la si può staccare, invece, per regalare una buona morte?

 

Non mi dite che faccio confusione, che una cosa non c’entra con l’altra. E’ lo stesso discorso, un discorso di falsa coscienza. Quello che vorrebbe cancellare una legge che ci protegge da noi stessi, senza porsi il minimo problema degli atti immorali che condannano ogni minuto, ogni ora tante vite su questo sventurato pianeta.

Gli aborti no, ma le guerre sì?

Gli aborti no, ma la pedofilia sì?

Gli aborti no, ma la fame sì?

Gli aborti no, ma le mine sì?

Gli aborti no, ma i bambini abbandonati negli orfanotrofi italiani sì? Bambini italiani che non possono aspirare a una famiglia, perché su di loro non si può lucrare abbastanza come sugli stranieri? Questo sì?

 

Sarò contro l’aborto con tutta me stessa, sarò la prima fra gli obiettori, quando non dovrò più porre alla mia coscienza le domande che vi ho appena posto.

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