﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Blog di Sandra Petrignani</title>
	<atom:link href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog</link>
	<description>...</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Sep 2010 13:15:29 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Ranieri Polese sul «Corriere della sera» (7/9/&#8217;10)</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=606</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=606#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 12:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=606</guid>
		<description><![CDATA[Isola TiberinaRoma, scrive Sandra Petrignani, funziona all’incontrario di Parigi. Là, sulla riva sinistra della Senna, la Rive gauche del Quartiere Latino e di Saint Germain des Près, ci sono gli intellettuali, i caffè dove un tempo sedevano Sartre e Beauvoir e dove a volte si respira ancora un’aria di opposizione. Trastevere, invece, sta sulla riva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_607" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/DSC_10372.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/DSC_10372-150x150.jpg" alt="" title="DSC_1037" width="150" height="150" class="size-thumbnail wp-image-607" /></a><p class="wp-caption-text">Isola Tiberina</p></div>Roma, scrive Sandra Petrignani, funziona all’incontrario di Parigi. Là, sulla riva sinistra della Senna, la Rive gauche del Quartiere Latino e di Saint Germain des Près, ci sono gli intellettuali, i caffè dove un tempo sedevano Sartre e Beauvoir e dove a volte si respira ancora un’aria di opposizione. Trastevere, invece, sta sulla riva destra del Tevere, separata dall’altro centro, quello “dellà”, quello dei palazzi del potere, dei Fori, del Colosseo, la Città Eterna ma anche quella del mercato di Campo dei Fiori dove una volta sia andava a fare la spesa ma oggi è diventato troppo caro. E’ a Trastevere che si mescolano artisti, scrittori, gente del cinema con quello che si chiamano “noantri”, artigiani, piccoli negozianti, donne che preparano il mangiare per strada. L’aria maledetta del quartiere, abitato da “ladri zoccole e  delinquenti” si è perduta, i ricchi e gli stranieri si sono comprati le case e dell’antico spirito strafottente e ribelle non è rimasto granché. Però chi vive a Trastevere, intellettuale o popolano che sia, ha forte la coscienza di essere in un mondo a parte, separato. In fondo, abitare lì è una scelta di vita, quasi un’ideologia: il ciociaro Mastroianni aveva scelto la riva destra, il genovese Vittorio Gassman invece stava di là.<br />
	Strutturato come un viaggio sentimentale &#8211; a piedi, necessariamente – di qua e di là dal fiume, il libro della Petrignani (<em>E in mezzo il fiume</em>, Laterza, pagine 129 € 10) comincia a Trastevere e dopo un lungo giro, e una lunga sosta sull’isola Tiberina, vi ritorna. Per spingersi un po’ più oltre, il Gianicolo, Monteverde Vecchio (qui abitarono Pasolini, Attilio Bertolucci, Caproni, e ora ci sta Lucia Poli). Passeggiate romane con guide accompagnatori di varia estrazione, gli scrittori Mario Fortunato, Susanna Tamaro e Valeria Viganò, i registi Nanni Moretti e Fernando Ozpeteck, la pittrice Giosetta Fioroni, il giornalista Luigi Ceccarelli.<br />
	Ma ci sono anche i padroni dei bar e dei ristoranti, i barboni che preferiscono Trastevere, quelli che si ricordano – 1968 e dintorni – la grande stagione delle cantine romane, teatro e musica, e dei gloriosi cineclub. Se questo libro avesse una colonna sonora, senz’altro la voce sarebbe  quella di Gabriella Ferri, ma ci sarebbe anche un po’ di Claudio Villa, uno de noantri, perché suo padre aveva una carrozzella con i cavalli, la “botticella”.<br />
	Tra ricordi e rimpianti (Fellini, naturalmente, che ne “La dolce vita” definiva Roma una “giungla tiepida”) da un incontro all’altro si disegna cos’ l’immagine di una città che non è più la stessa di venti-trenta anni fa eppure continua a essere qualcosa di diverso da ogni altra città italiana. Le cui bellezze e i cui scempi finiscono sempre per ricomporsi in figure insieme nuove e antiche. Dove, anche se per il traffico e il gran rumore nessuno lo sente più, il cannone del Gianicolo spara ancora ogni giorno a mezzogiorno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=606</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;E in mezzo il fiume&#8221; alla libreria Feltrinelli di via del Babuino a Roma</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=597</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=597#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 21:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=597</guid>
		<description><![CDATA[Giovedì 16 settembre alla libreria Feltrinelli di via del Babuino, (verso piazza del Popolo) alle 18.00, Giuliano Ferrara presenta il mio libro su Roma in cui fa una rapida apparizione in un vicolo trasteverino con la sua cagnetta Libé&#8230;.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 16 settembre alla libreria Feltrinelli di via del Babuino, (verso piazza del Popolo) alle 18.00, Giuliano Ferrara presenta il mio libro su Roma in cui fa una rapida apparizione in un vicolo trasteverino con la sua cagnetta Libé&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=597</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;E in mezzo il fiume&#8221; all&#8217;Ostiense</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=595</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=595#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 21:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=595</guid>
		<description><![CDATA[Il 18 settembre con Paolo Di Paolo
alle 21 al Caffè letterario &#8220;Mangiaparole&#8221; all&#8217;Ostiense (Roma).
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 18 settembre con Paolo Di Paolo<br />
alle 21 al Caffè letterario &#8220;Mangiaparole&#8221; all&#8217;Ostiense (Roma).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=595</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Risposta a Beppe Sebaste nel suo blog (5 sett.&#8217;10) sulla questione mondadoriana</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=591</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=591#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 17:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Né giornalismo né letteratura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=591</guid>
		<description><![CDATA[Caro Beppe, cerco di raccogliere le idee che nei giorni scorsi ho sparso su varie bacheche e blog (da Vibrisse di Giulio Mozzi, alle pagine Fb di Vito Mancuso, Evelina Santangelo, Michela Murgia…) e comunicartele.
Dunque, prima di tutto diciamo una cosa: io e te siamo figli di una cultura in cui la “marginalità” era un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe, cerco di raccogliere le idee che nei giorni scorsi ho sparso su varie bacheche e blog (da Vibrisse di Giulio Mozzi, alle pagine Fb di Vito Mancuso, Evelina Santangelo, Michela Murgia…) e comunicartele.<br />
Dunque, prima di tutto diciamo una cosa: io e te siamo figli di una cultura in cui la “marginalità” era un valore da coltivare anche se baciati dal successo. E questo fa una grande differenza. Di codici. Nella nostra idea di letteratura, credo, e comunque sicuramente nella mia, un vero scrittore non può non sentirsi al margine della corrente principale, proprio perché inevitabilmente malato di malinconia, di consapevolezza, di costante rapporto con la morte. In questa inevitabilità del posizionarsi “fuori” (solo in questo, non perché più o meno <em>engagé</em>) lo scrittore è “coscienza critica” del suo tempo.<br />
L’industrializzazione dell’editoria, il suo aver trasformato il libro a poco a poco in un oggetto come tutti gli altri, privo della famosa “aura” e anche di molto altro, ha stravolto non solo il mercato del libro, trasformando la quantità in valore a scapito della qualità, ma anche il rapporto degli artisti con le loro creazioni. E dunque arrivo a capire perché lo “scandalo” mondadorian-einaudiano scoppiato in questi giorni lasci freddi, e persino offesi, tanti autori nati e cresciuti in questo clima e ai nostri occhi sorprendentemente (se non cinicamente) inconsapevoli del loro prestarsi al consolidamento di un monopolio editoriale che sta distruggendo quanto ancora rimane della libertà intellettuale del paese (Flavia Caso spiega tutto benissimo nel tuo blog).<br />
Dalla grande indifferenza della famiglia Berlusconi per l’aggressività nei suoi confronti (e nei confronti del governo) di tanti autori che pubblica nelle sue case editrici  e promuove nei suoi giornali (e al cui successo contribuisce con grosso impegno finanziario) si dovrebbe facilmente dedurre che non sta lì, nel poter esprimere il proprio dissenso, la libertà intellettuale che tutti sbandierano. La libertà intellettuale è prima di tutto interiore, riguarda il rapporto con se stessi, le proprie scelte, il rapporto con quel che si fa e come lo si fa, la compagnia che si sceglie nel viaggio.<br />
Non mi piace parlare di me, ma a questo punto può essere utile, e poi mi preme dire che sono felice di aver fatto delle scelte che oggi non mi mettono in contrasto con me stessa, anche se sicuramente mi hanno “danneggiata” sul piano della visibilità e notorietà. Parlo della mia propensione a pubblicare con case editrici piccole e medie, propensione di cui non intendo gloriarmi, perché è dovuta al mio carattere e ai casi della vita, ma nemmeno inevitabile, avendo avuto la fortuna di poter scegliere anche altre soluzioni.  Del resto, è stato per me molto pesante lavorare per più di vent’anni in un giornale meraviglioso com’era Panorama e vederlo trasformarsi di direttore in direttore in un organo governativo di un governo che non condivido. E’ stato duro subire, all’interno della rivista, l’emarginazione, prima strisciante poi plateale, perché non ero probabilmente congeniale a un’idea di giornalismo che mai è stata la mia e mai lo sarà. Ecco uno dei motivi per cui non mi andava di targarmi Mondadori anche come scrittrice.<br />
Ma vedi, Beppe, proprio questa mia esperienza dentro l’editoria mondadoriana (ora definitivamente conclusa), di cui conosco meglio di altri i lati positivi e seduttivi (grandi professionalità, precisione e puntualità nei pagamenti, simpatia di tante persone coinvolte nella macchina ai vari livelli…) mi fa pensare che, se non sei utile, ti fanno fuori; se ti promuovono e ti riempiono di onori anche se le spari grosse o grossissime contro Berlusconi, vuol dire che non dai nessun fastidio sostanziale o che, comunque, il fastidio è sopportabile rispetto al giro di affari che alimenti a scapito di altre realtà che vengono quotidianamente soffocate. E anzi, poter vantare una serie di autori “scomodi” è un bel fiore all’occhiello, una bella prova che libertà e indipendenza in questo nostro paese sono intatte. Cosa che non credo, ma la cui responsabilità non addosso al solo Berlusconi, che almeno è una persona non in contraddizione con i principi che propugna.<br />
Ti saluto e ti abbraccio, Sandra</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=591</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un monaco cantante (da Giudizio Universale, 3 settembre &#8216;10)</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=581</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=581#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 17:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=581</guid>
		<description><![CDATA[
  Tanti anni fa, nei primi anni settanta, a Roma, un professore di letteratura inglese molto amato dagli studenti, Agostino Lombardo, aveva avuto l’idea di invitare all’Università la Sapienza un oscuro poeta canadese, che allora viveva in un’isola greca, Hydra. Non sapeva, il professore, che quel poeta, un ancora giovane Leonard Cohen, era noto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
  <a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/images-3.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/images-3.jpg" alt="" title="images-3" width="250" height="162" class="alignleft size-full wp-image-586" /></a>Tanti anni fa, nei primi anni settanta, a Roma, un professore di letteratura inglese molto amato dagli studenti, Agostino Lombardo, aveva avuto l’idea di invitare all’Università la Sapienza un oscuro poeta canadese, che allora viveva in un’isola greca, Hydra. Non sapeva, il professore, che quel poeta, un ancora giovane Leonard Cohen, era noto agli studenti come autore di una canzone che era già cult, <em>Suzanne</em>, e l’Aula Magna di Lettere si riempì come un uovo. Ero seduta in uno dei primi banchi centrali quel giorno, vedevo Leonard Cohen a distanza ravvicinata: un uomo sui quaranta, dagli occhi all’ingiù, una larga camicia infilata nei jeans, il sorriso molto dolce. Stava in piedi dietro la lunga cattedra, la lavagna alle spalle e si guardava intorno divertito. Si era portato la chitarra e il reading poetico presto si trasformò in un piccolo concerto improvvisato.<br />
Correva tutt’intorno alle pareti dell’anfiteatro una scritta che gli studenti avevano dipinto durante un’occupazione: &#8220;AMORE AMORE FAMMI VENIRE CON LA RIVOLUZIONE&#8221;. Cohen l’aveva notata fin dall’inizio, se l’era fatta tradurre da qualcuno che gli stava accanto e concluse l’incontro arpeggiando e cantando quella frase col suo vocione &#8220;da rasoio arrugginito&#8221;, come è stato definito, e l’accento fortemente yankee. Ci mettemmo tutti a ridere e lo trovammo fantastico, ma non potevamo immaginare che quel giorno avevamo conosciuto, come avrebbe decretato Lou Reed molti anni dopo, &#8220;il più grande e il più influente dei cantautori&#8221; contemporanei.<br />
    <a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/images.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/images.jpg" alt="" title="images" width="212" height="160" class="alignleft size-full wp-image-587" /></a>L&#8217;altro ieri Leonard Cohen era di nuovo con noi, in piazza Santa Croce a Firenze. E’ stato il primo di settembre, unica tappa italiana di un lunghissimo tour apertosi in giugno a Zagabria e che si chiuderà in ottobre a Bratislava. Fra pochi giorni, il 21, Cohen compirà 76 anni. A Firenze, fin dal pomeriggio, c’era aria di attesa. Non ci si aspettava un concerto come tanti altri, ma un evento, una parusia, una <em>darshan</em> direbbero gli indiani: l’apparizione del Maestro fra i fedeli. Quando &#8220;il Silenzioso&#8221; (è il suo nome da monaco buddista) è salito sul palco, però, non abbiamo visto una divinità, ma solo un piccolo uomo elegante, un Humphrey Bogart d’indiscutibile charme, o anche &#8220;un mistico col cappello da gangster&#8221; come è stato detto, significativamente protetto dall’imperituro timpano della basilica che dominava le impalcature provvisorie.<a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/images-1.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/09/images-1.jpg" alt="" title="images-1" width="262" height="192" class="alignright size-full wp-image-588" /></a></p>
<p>Per tutto il concerto le sue strepitose canzoni rotolavano da una voce incredibilmente giovane e potente che lui sa calibrare, irrobustire, arrochire o rendere limpida piegandosi su se stesso, inchinandosi, quasi accartocciandosi in grande concentrazione. Sono esercizi che ha imparato cantando i sutra nei monasteri, dicono. Certo ha un segreto che non è di questa terra. Riesce a comunicare una disciplina tesa e modesta, e insieme a sprigionare, anche fisicamente, l’eros romantico e carnale dei suoi testi, quasi non fosse quel fragile uomo che è, dal viso scavato, il collo rugoso, i capelli bianchi (quando alza il cappello in uno dei suoi tanti aristocratici saluti), ma una desiderabile creatura di sesso maschile senza età.</p>
<p>   <em>Dance me to the End of Love</em> è la prima canzone. Seguono <em>The Future, The Bird on a Wire, Everybody knows</em>; poi ha cominciato a pattinare. Sì, sembrava proprio che pattinasse sul posto, i pugni chiusi quasi a trattenere l’energia, le ginocchia puntute che increspavano la stoffa dei pantaloni. Era una piccola marcia, la sua, trascinante e festosa. E poi tutte (o quasi) le altre canzoni più note e belle: <em>Chelsea Hotel, Sisters of Mercy, Who by Fire,</em> naturalmente <em>Suzanne</em> e <em>Hallelujah</em>… e tanti bis. Nessuno poteva crederci, quel monaco cantante, ironicamente &#8220;vestito per uccidere&#8221;, alla fine intonava il canto ancora e ancora, con più forza che all’inizio. Regalava anche un inedito, strepitoso, <em>Lullaby</em>, anticipo di un nuovo album cui sta lavorando dopo anni di ozio.</p>
<p>   Forse, anzi certamente, questo tour massacrante non ci sarebbe stato se nel 2004 Cohen non fosse stato truffato dalla sua manager Kelly Linch che gli svuotò il conto in banca e che, pur perdendo la causa, non riuscì a rifondergli niente. &#8220;In occidente non esiste la cultura del perdente, solo l’esaltazione del vincitore. Ma è nella sconfitta che si manifesta la gloria dell’uomo&#8221;: sono parole sue, e come s’è visto, non solo parole. Il monaco è sceso dalla montagna, il Silenzioso si è rimesso a lavorare e a parlare, e nel modo in cui sta sul palco, tutto concedendosi e tutto nascosto dentro di sé, passa qualcosa che va oltre un cantautore e il suo pubblico. Passa la storia della sua vita, passano le scelte di un uomo per niente banale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=581</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;E in mezzo il fiume&#8221; a Civitavecchia</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=579</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=579#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 08:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=579</guid>
		<description><![CDATA[Il 4 settembre alle 21.30 per la manifestazione Notte bianca, reading e presentazione del libro all&#8217;esterno della libreria &#8220;Dettagli&#8221;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 4 settembre alle 21.30 per la manifestazione Notte bianca, reading e presentazione del libro all&#8217;esterno della libreria &#8220;Dettagli&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=579</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giosetta Fioroni si racconta (L&#8217;Unità, 5/8/2010)</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=569</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=569#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 10:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=569</guid>
		<description><![CDATA[«Un’arte che intreccia apparire ed esistere», così Germano Celant conclude il suo lungo, importante saggio posto in apertura del volume bilingue Giosetta Fioroni, uscito all’inizio dell’anno per Skira: una monografia fondamentale, completa e appassionante, dove l’opera dell’artista romana, è accompagnata da uno scritto autobiografico,  “istigato” dallo stesso Celant (mi ha detto Giosetta, che lei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/images1.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/images1.jpg" alt="" title="images" width="183" height="276" class="alignleft size-full wp-image-573" /></a>«Un’arte che intreccia apparire ed esistere», così Germano Celant conclude il suo lungo, importante saggio posto in apertura del volume bilingue <em>Giosetta Fioroni</em>, uscito all’inizio dell’anno per Skira: una monografia fondamentale, completa e appassionante, dove l’opera dell’artista romana, è accompagnata da uno scritto autobiografico,  “istigato” dallo stesso Celant (mi ha detto Giosetta, che lei, all’inizio, aveva qualche resistenza e ora invece gli è molto grata proprio per il taglio storico-biografico). Il risultato è davvero speciale. In genere gli artisti non hanno grande dimestichezza con le parole, Giosetta Fioroni è un’eccezione: con le parole è a suo agio come un pianista col pianoforte, nel senso che ne conosce tutte le possibilità sonore, astuzie e pieghe, sa essere precisa, secca o affettuosa, ironica, crudele, insomma una grande affabulatrice. E i suoi ricordi personali s’intrecciano ai ritratti di tanti altri pittori, scrittori, protagonisti vari della scena internazionale. Per esempio, io che nutro una vera passione per Beckett, la ringrazierò in eterno per il ritratto che ne dà en passant in un bar parigino in una notte del ‘59 («L’altra sera, pieno freddo pungente, è arrivato e quando si è seduto e ha accavallato le gambe è apparsa una caviglia nuda…ha occhi impassibili, ma luminosissimi e stellari»). Pennellate così, graffi, tenerezze. Nessun autocompiacimento, tanta curiosità per gli altri, tanto amore per la vita, tanta passione per l’arte nelle varie forme che ha praticato lei stessa.<div id="attachment_574" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/images-1.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/images-1.jpg" alt="" title="images-1" width="225" height="224" class="size-full wp-image-574" /></a><p class="wp-caption-text">Un'opera di Giosetta Fioroni</p></div><br />
Ora però quel volumone di Celant lo metto da parte, già tanto se n’è scritto alla sua uscita. Se l’ho nominato è stato per il giudizio centratissimo: «un’arte che intreccia apparire ed esistere». Celant ha in questa frasetta messo a fuoco il carattere di Giosetta nel suo complesso, il suo segreto, quel miscuglio irresistibile di mondanità e autenticità. La incontro nella Casa Internazionale delle Donne, in via della Lungara a Roma, dove il 25 giugno si è aperta una mostra mercato di sue grafiche che andrà avanti fino a esaurimento. Ha messo generosamente a disposizione il cinquanta per cento degli introiti per fronteggiare i problemi di affitti arretrati della Casa, punto di riferimento, sostegno, incontro di tante realtà femminili cittadine, baluardo di un femminismo che non cede.<br />
Giosetta viene spesso a cena nel ristorantino interno, ha una vecchia familiarità con questo posto, situato strategicamente fra casa sua e il suo studio. «Io vivo così, fra casa e studio e passeggiate al Gianicolo con Biri. Vado a Faenza e a Bologna per le mie ceramiche. Non mi sono mai mossa molto. Con Goffredo sì, ma la mia natura è sedentaria». Goffredo è Parise, naturalmente, la storia d’amore e d’amicizia centrale della sua vita e durata tutta la vita. Mentre Biri è un bastardino color arancio bruciato che ha salvato dalla strada, e che anche adesso scorrazza intorno, mentre parliamo, e che fra poco ci trascinerà nelle sue passeggiate voluttuose, al Gianicolo appunto. «Sono Biri Biroscante/ un cane preoccupante/ ho uno sguardo conturbante/ dal dolore lancinante…» dice la filastrocca che gli ha dedicato nell’album di cartoncino rosso fuoco <em>Dog=Love</em>, edito da Corraini in questi giorni e realizzato con disegni e collage.<br />
Mentre andiamo (guida lei, spericolata e avventurosa) mi dice quanto ama la vita. «E’ meravigliosa, e invecchiando si acuisce il piacere estetico: la pelle abbronzata delle persone, gli sguardi dei cani, certi verdi, la forma degli alberi. Di Roma, poi, mi piace tutto. Come si farà a lasciare tutto questo proprio non lo so, io di vivere non sono stanca per niente, anzi… E non mi sono mai difesa dalla possibilità di innamorarmi. Solo da due anni a questa parte, però, non sento più di avere un corpo, questo è seccante della vecchiaia: una come me, sempre pronta alle infatuazioni…»<br />
Le chiedo cosa la innamora nelle persone, negli uomini. «La mente, il cuore, l’acume. Quando sento discorsi originali ancora mi accendo, quando leggo un libro bello riesco ad astrarmi e la lettura la vince su tutto il resto»<br />
Instancabile, sono le 19.30 di sera ma scendendo dal Gianicolo mi propone una scappata alla Galleria Lorcan O’Neill, dove espongono nuovi grandi dipinti di Anselm Kiefer dal titolo <em>L’ordine degli angeli</em>. Sono magnifici. Siamo entusiaste, e anche Biri, buono al guinzaglio, annusa l’aria soddisfatto.<br />
Giosetta colloca Kiefer ai vertici dell’arte contemporanea.  Ma il più grande di tutti, non ha dubbi, è Olafur Eliasson, «un danese di origini islandesi che vive a Berlino. Ha poco più di quarant’anni, è un vero genio». Mi racconta di quando alla Tate Modern, nel 2003, istallò <em>The Weather Project</em>. «Un impianto luce che si muoveva come in una vera giornata di sole. La gente si sdraiava per terra, veniva a tutti naturale… Vedrai questa estate: invaderà Berlino». E poi aggiunge senza mezzi termini: «Però l’arte contemporanea è piena di fregnoni. Quelli che mettono gli animali in formalina, per esempio, che poi imputridiscono pure…»<br />
Le dico che una frase degli anni ‘60 della sua autobiografia nel volume di Celant (inevitabilmente ci torniamo) mi sembra che somigli ancora molto alla sua arte. La frase è questa: «A me interessava una cosa molto semplice, una certa narrazione legata a un’immagine cinematografica, che si ripete. Insisto sul fatto narrativo nel senso che ormai da un anno a questa parte, io ho cercato, desiderato di raccontare le cose…»<br />
E’ d’accordo. «Le opere devono comunicare energia vitale, non bellezza. Un volto deve ogni volta raccontare una vicenda personale, deve interpretare non un sentimento, ma la sua storia. Ora mi piace lavorare con il trucco, penso sempre a questo adesso: alla trasformazione. Ma non è una novità, certo. Ho sempre lavorato in un modo o nell’altro sulle trasformazioni, anche quando pasticcio con la creta: forme mutanti. Il futuro è mutante. Uno degli ultimi quadri che ho fatto, molto grandi, 3 metri per 2, è ispirato a Merilyn Manson, quel cantante rock che si trucca in modo straordinario. E sto lavorando a una serie di foto “interpretate”, insieme al fotografo Marco Delogu. Io creo il set con protesi e oggetti fantastici. Ho comprato grandi orecchie, denti finti, nasi, ali… voglio trasformare me stessa con questi oggetti. Una vecchia passione di quando ero piccola: gli elfi, i mostri delle fiabe, grandi spaventi dell’infanzia. Che cos’è una strega oggi? Una persona sfregiata dalla contemporaneità».<br />
C’è molto di mostruoso nella contemporaneità, le dico per stuzzicarla sulla realtà che ci circonda. «Ora dirò qualcosa molto poco corretta politicamente» è la sua reazione. «Io non ho un senso civile molto sviluppato. Il berlusconismo mi fa orrore, ma ci vuole poco. Mi sento disarmata, eppure non riesco a preoccuparmi sul serio. Vogliamo chiamarlo scetticismo? Succede sempre che una cosa che mi attrae esteticamente la vince su tutto e mi lascio trascinare, altre voci altre stanze…» Fa spesso riferimento, parlando, a questo titolo di Truman Capote  per indicare l’affollamento sorprendente della vita, i nuovi capitoli, i cambiamenti improvvisi di scenario, di posti, l’eccentricità della vita, che è comunque «meravigliosa», i ricordi di persone che non ci sono più. Torna, per esempio, nelle sue parole il dolore per la perdita recente di un giovane amico scrittore, Rocco Carbone. «Devi leggere assolutamente il suo <em>L’apparizione</em>, un libro incantevole. Sto disegnando un suo ritratto in questi giorni. Mi manca tanto».<br />
Ci separiamo nell’alone del suo buonissimo profumo, che mi resta addosso dopo il bacio che ci siamo scambiate salutandoci. Te lo volevo chiedere da tanto: che profumo usi, Giosetta?<br />
«Una vecchia marca che è difficile da trovare. Si chiama <em>Fracas</em> di Robert Piguet.<br />
Ne metto a fuoco l’aroma fresco, leggero ma intenso: tuberosa. Sarà difficile da trovare, ma lo troverò.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=569</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;E in mezzo il fiume&#8221; a Fahrenheit</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=559</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=559#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 12:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=559</guid>
		<description><![CDATA[
Mercoledì 18 agosto parlo del mio nuovo libro alla trasmissione radiofonica Fahrenheit, su RadioTre, intorno alle 17.
«C&#8217;è un verbo bellissimo del dialetto romanesco che oggi non si usa più, &#8216;ciriolare&#8217;. Vuol dire procedere sinuosi come un&#8217;anguilla, destreggiarsi nella vita, cavarsela insomma»
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/images.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/images-150x150.jpg" alt="" title="images" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-561" /></a></p>
<p>Mercoledì 18 agosto parlo del mio nuovo libro alla trasmissione radiofonica Fahrenheit, su RadioTre, intorno alle 17.</p>
<p>«C&#8217;è un verbo bellissimo del dialetto romanesco che oggi non si usa più, &#8216;ciriolare&#8217;. Vuol dire procedere sinuosi come un&#8217;anguilla, destreggiarsi nella vita, cavarsela insomma»</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=559</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Roma, 8 settembre , ore 21.00  &#8220;E in mezzo il fiume&#8221; a Trastevere</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=549</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=549#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 12:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=549</guid>
		<description><![CDATA[Reading e chiacchiere sul quartiere alla libreria Minimum Fax (via della Lungaretta 90, a due passi da piazza Santa Maria in Trastevere) per festeggiare i primi due mesi di vita del mio &#8220;E in mezzo il fiume&#8221;, edito da Laterza nella collana Contromano.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/obama.jpg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/obama.jpg" alt="" title="obama" width="110" height="130" class="alignleft size-full wp-image-556" /></a>Reading e chiacchiere sul quartiere alla libreria Minimum Fax (via della Lungaretta 90, a due passi da piazza Santa Maria in Trastevere) per festeggiare i primi due mesi di vita del mio &#8220;E in mezzo il fiume&#8221;, edito da Laterza nella collana Contromano.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=549</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Passeggiando nel cuore di Roma (Messaggero 26/7/10)</title>
		<link>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=542</link>
		<comments>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=542#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 12:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandra  Petrignani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrapetrignani.it/blog/?p=542</guid>
		<description><![CDATA[ di Renato Minore
«Io passeggio per passeggiare», scriveva Montaigne. La passeggiata come fine non è un viaggio, si svolge negli immediati dintorni, non raggiunge un fine perché è il fine stesso. La passeggiata genera conoscenza, «solo i pensieri avuti camminando hanno valore».
Sono molti i pensieri che, camminando o andando in bici, Sandra Petrignani ha in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Renato Minore</p>
<p><a href="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/images-1.jpeg"><img src="http://www.sandrapetrignani.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/images-1.jpeg" alt="" title="images-1" width="150" height="113" class="alignleft size-full wp-image-543" /></a>«Io passeggio per passeggiare», scriveva Montaigne. La passeggiata come fine non è un viaggio, si svolge negli immediati dintorni, non raggiunge un fine perché è il fine stesso. La passeggiata genera conoscenza, «solo i pensieri avuti camminando hanno valore».<br />
Sono molti i pensieri che, camminando o andando in bici, Sandra Petrignani ha in quella piccola, deliziosa ghirlanda di storie anche minime che è il suo ultimo libro &#8220;E in mezzo il fiume&#8221; (Laterza,132 pagine,	10 euro). Un po&#8217; reportage, un po&#8217; diario, un po&#8217; racconto costruito a mo&#8217; di collana, un po&#8217; itinerario erratico dentro la città alla ricerca di una sua identità. di qualcosa che più di altre le appartenga e la definisca. La Petrignani passeggia liberamente per (e negli immediati dintorni di) Trastevere «il cuore di Roma. perché è la parte antica che non cede. che resta stretta all&#8217;anima dell&#8217;agglomerato originario, popolano, superstizioso, paesano. bigotto. Fiumarolo». E passeggia dall&#8217;altra sponda, Ghetto. Campo de&#8217; Fiori, Testaccio, Isola Tiberina. Va e viene lungo i ponti, Ponte Testaccio, Ponte Palatino, Ponte Cestio, Ponte Garibaldi, Ponte Mazzini, Ponte Principe Amedeo, Ponte Vittorio Emanuele, Ponte Sant&#8217;Angelo&#8230;.<br />
In fondo passeggiare è il «modo più immediato di essere al mondo, di percorrerlo, di esaminarlo, descriverlo, vivere». Questa lunghissima passeggiata, con il taccuino in mano, ha tanti interlocutori privilegiati. Offrono una colazione-conversazione, una promenade senza meta, si affiancano a chi va a zonzo e portano il conforto come testimoni che regalano un&#8217;immagine o un ricordo privato. Veri protagonisti in ombra di un racconto che si compone amabilmente scheggia dopo scheggia. che disgrega 1&#8242;idea di una sua struttura compatta e unitaria traversando da una parte e dall&#8217;altra i ponti, curiosando sotto i muraglioni che fanno da argine all&#8217;acqua del fiume. Una piccola. grande storia corale in cui prende colore, forma, fisionomia la mappa del quartiere, una sua radiografia inattesa, l&#8217;anima segreta. Stefano Benni, Filippo Ceccarelli, Giancarlo De Cataldo, Valeria Viganò, Ginevra Bompiani, Valerio Magrelli, Silvia Ronchey, Ferzan Ozpetek, Lucia Poli, Bernardo Bertolucci, Beppe Sebaste, Silvia Rockey, Giuseppe Scaraffia, Marina Astrologo e molti altri sono le voci del coro. La Petrignani le tira sulla scena al momento giusto, ruotando intorno alla forma erratica della passeggiata, quando è giusto che Patrizia Cavalli evochi «la felice bellezza negligente» di una Roma perduta, Giosetta Fioroni constati come la zona intorno a Campo de&#8217; Fiori sia diventata «sboccata. dolorosamente volgare». Claudio Strinati racconti la Santa Cecilia di Maderno, Nanni Moretti elogi la bontà delle lasagne cucinate in una affollatissima e anonima tavola calda.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrapetrignani.it/blog/?feed=rss2&amp;p=542</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
