LA SCELTA DI SUSI, racconto per l’estate (IlFatto, 24/7/18)

LA SCELTA DI SUSI, racconto per l’estate (IlFatto, 24/7/18)

La madre dice: «Non c’è stato verso di farle fare il bagno». E lui, che ha appena appoggiato la sacca sul pavimento: «Speravo avessi finito col convincerla, al telefono parlavi di un capriccio». Si è già tolto camicia e pantaloni – giacca e cravatta le ha lasciate in macchina – e s’infila il costume determinato a non perdersi nemmeno un minuto del suo breve week-end. Deve lavorare fino alla fine del mese nel caldo asfissiante della città. Si è fatto trecento chilometri partendo intorno alle quattro, sarebbe tornato indietro la domenica sera, dopo cena. «Andiamo a farci una nuotata al tramonto, dai. Dillo anche a Susi, vedrai che con me si fa passare le paturnie. Giulio dov’è?»

«Dai cugini. Stanotte dorme con loro. Ti saluta, dice che domani passa tutta la giornata con te. Ma dovevano finire non so quale sfida a Risiko, sai com’è…»: Greta gli risponde urlando dal salotto dove è andata a raccattare il pareo buttato sopra il divano. «Sono pronta, andiamo?»

«E Susi?»

Susanna compare sulla porta. Se n’era scappata in giardino a giocare col cane dopo aver fatto al padre feste di benvenuto appena lui aveva infilato il cancello ed era sceso dall’auto. Salti, baci bagnati, quasi lo soffocava stringendogli le braccia al collo e intrappolandolo fra le gambe. L’erotica irruenza infantile di sua figlia. Tutto normale. Si amano in modo sfrenato loro due.

«Susi, che è questa storia che non fai il bagno?»

Si è afferrata un piede e tira la gamba piegata verso il gluteo: «In piscina lo faccio».

«In piscina sì e in mare no? Domani prendiamo le maschere e andiamo a guardare i pesciolini intorno agli scogli. Dai, vieni a fare un tuffo con noi. Una nuotata al tramonto, che lusso!» La prende in braccio facendola volteggiare per la stanza, ma Susanna si divincola. «No, stasera no. Non mi piace il bagno al tramonto. Non mi va di sporcarmi di sabbia. Ho già fatto la doccia». Stefano non vuole discutere. La rimette giù, ragionevole: «D’accordo. Se ne riparla domani. Con le maschere».

«È stato quel giorno sul peschereccio» gli spiega Greta quando si buttano sulla sabbia tiepida della sera dopo aver nuotato quasi mezz’ora. «Ha cominciato a urlare fissando i pesci agonizzanti. Uno, con un guizzo, le è finito sui piedi, e allora ha strillato ancora di più e piangeva e mi abbracciava in quel modo violento che ha lei, inconsolabile, che ti toglie il respiro. Non credo che verrà in mare con te domani, scordatelo. Ci prova: mi dà la mano e si fa portare fino alla battigia. Ma poi raggrinza i piedi come se il viscido della sabbia bagnata le facesse schifo. E poi trema e mi tira indietro, in preda al terrore per le onde che le sfiorano le dita. Forse sono stati quei pesci, forse non aveva mai pensato alla morte prima…»

«Ma non esiste! Ama il mare. Nuota benissimo. È sempre stata una bambina coraggiosa. E il pesce lo mangia senza fare storie…. O per caso ha smesso di mangiarlo?»

Greta riflette un attimo strizzando i capelli nell’asciugamano: «No, il pesce lo mangia. Proprio ieri sera ho preparato il merluzzo lesso con la maionese; semmai è a Giulio che non piace il pesce. Lo nasconde nella maionese e fa un sacco di storie ogni volta. Adesso dice che è diventato vegetariano e non vorrebbe mangiare né carne né pesce. Non so chi gliel’ha messa in testa questa novità. Ogni volta è una lotta per convincerlo».

«Sempre stato un bambino inappetente, le trova tutte le scuse per non mangiare. Susi mi preoccupa di più. Sembra aver subito un trauma. Quei pesci morenti sul peschereccio? Possibile? Possibile che in sette anni che viene al mare non abbia mai visto morire dei pesci prima?»

A Susanna i filetti di pesce con la maionese fatta in casa piacevano moltissimo. Non le veniva in mente di mettere in relazione quella delizia gastronomica con i pesci reali che aveva visto agitarsi disperati sul peschereccio, e qualche volta ne aveva colto un ultimo spasimo sui banconi del mercato. Distoglieva lo sguardo e pensava ad altro. La vita era così, piena di brutte esperienze che era meglio dimenticare. Quelle cose che «non possiamo farci niente», come diceva sua madre. Aveva detto così quando era morta la nonna l’anno scorso: «non possiamo farci niente». E la nonna non c’era più. Meglio fissare l’uovo che si scioglie mescolandosi all’olio nel frullatore e magicamente si trasforma in quella crema giallina buonissima. Meglio non pensarci al perché delle cose. Tanto non si viene a capo di niente. Come con le parole. Scrivi “olio” e se ti sbagli viene fuori “odio” solo cambiando una lettera. Susanna certe scoperte preferisce tenerle per sé o buttarsele dietro le spalle senza chiedersi dove vanno a finire. Ha provato a parlarne a Giulio che ha quattro anni di più, ma il fratello l’importanza di certi interrogativi non li capisce: «Dove vuoi che vadano a finire? Restano tutte pigiate dentro di te. Se non ti fanno venire il mal di stomaco, va bene così. Puoi conviverci».

Lei questa storia del mal di stomaco lì per lì non l’aveva capita. Fino al giorno che aveva visto quei corpi morti in televisione. Galleggiavano sull’acqua con tutti i giubbotti che non erano bastati a salvarli. E ha visto i bambini morti portati dalle onde sulla spiaggia. E le è venuto il mal di stomaco. Ha pensato al mare, il suo mare, pieno di pesci vivi e di persone affogate. I pesci vengono a morire a terra quando i pescatori li pescano dall’acqua. I bambini li portano le onde sulla spiaggia, quando sono già morti. Questo aveva capito con un fortissimo male allo stomaco: non sarebbe entrata in mare mai più.

 

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1 Comment
  • Gabriella
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    Bellissimo.Smaschera la nostra finta cecità.

    18 Novembre 2018 at 10:26

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