{"id":42065,"date":"2024-10-12T12:28:55","date_gmt":"2024-10-12T10:28:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?p=42065"},"modified":"2024-10-12T12:31:11","modified_gmt":"2024-10-12T10:31:11","slug":"jung-sul-lago-di-zurigo-ilfoglio-12-ott-24","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?p=42065","title":{"rendered":"Jung sul Lago di Zurigo (IlFoglio 12 ott.24)"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1714\" aria-describedby=\"caption-attachment-1714\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=1714\" rel=\"attachment wp-att-1714\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-1714\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/images-4.jpeg\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"238\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1714\" class=\"wp-caption-text\">La casa di K\u00fcsnacht<\/figcaption><\/figure>\n<p>Vista dal lago \u00e8 una grande casa come la disegnano i bambini: un rettangolo con un bel tetto spiovente con tanto di comignolo laterale e abbaino centrale. Vista dalla strada, la Seestrasse al numero 228, a K\u00fcsnacht, \u00e8 prima di tutto una torre, incastonata nel resto dell\u2019edificio, che si protende centrale ad accogliere il visitatore in fondo a un largo e lungo vialetto, in mezzo ad alberi alti e cespugli tondeggianti, che per\u00f2 \u2013 ai tempi degli antichi proprietari \u2013 non c\u2019erano ancora. Gli antichi proprietari, quelli che questa casa hanno sognato, disegnato e costruito erano Carl Gustav Jung e sua moglie Emma Rauschenbach. Oggi \u00e8 ancora abitata dagli eredi che per\u00f2, superate finalmente varie complicazioni burocratiche e familiari l\u2019hanno resa in parte un museo. E cos\u00ec in due giorni della settimana purch\u00e9 non festivi, il gioved\u00ec (dalle 13,30 alle 17) e il sabato, ma solo due volte al mese e dalle 11 alle 15, si pu\u00f2 varcare la soglia dove sta inciso il motto: \u201c<em>Vocatus atque non vocatus deus aderit<\/em> (invocato o no, dio sar\u00e0 presente). I visitatori sono tanti, da ogni parte del mondo, a testimoniare la forza del richiamo sempre molto forte che il celebre psicanalista svizzero continua a esercitare su ammiratori o semplici curiosi.<\/p>\n<p>La cittadina di K\u00fcsnacht si trova a soli otto chilometri da Zurigo da cui si raggiunge in un quarto d\u2019ora di treno. Ci si arriva pure in vaporetto e dal vaporetto si pu\u00f2 vedere bene la facciata sul lago, perch\u00e9 villa Jung \u00e8 vicinissima all\u2019acqua, mentre sulla sponda opposta le case s\u2019inerpicano sul pendio collinare nascoste nel verde. Subito sotto il palazzo c\u2019\u00e8 un piccolo attracco privato per le barche (Jung era un esperto velista) davanti a una spaziosa rimessa e, un po\u2019 pi\u00f9 in alto, un locale per le varie attrezzature, dove sembra che \u201cil professore\u201d si nascondesse con la sua amante di una vita, Toni (Antonia) Wolff, a fare pericolosamente l\u2019amore nel primo periodo della loro relazione, quando la passione era ingovernabile e non ancora alla luce del sole. Pi\u00f9 avanti persino Emma si sarebbe arresa e l\u2019avrebbe accettata. \u201cPer mia disgrazia non posso fare a meno nella vita della felicit\u00e0 dell\u2019amore, dell\u2019amore impetuoso, estremamente mutevole\u201d, aveva scritto il 4 dicembre del 1908 a Sabina Spielrein, altro travolgente amore dei suoi trent\u2019anni.<\/p>\n<figure id=\"attachment_42066\" aria-describedby=\"caption-attachment-42066\" style=\"width: 225px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42066\" rel=\"attachment wp-att-42066\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-42066\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/download-6.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/download-6.jpg 225w, https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/download-6-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42066\" class=\"wp-caption-text\">Sabina Spielrein<\/figcaption><\/figure>\n<p>Dunque, per visitare casa Jung, si entra dalla Seestrasse, la strada principale che da Zurigo corre verso la punta sud-est del lago per una quarantina di chilometri fino a Bollingen, dove c\u2019\u00e8 un\u2019altra casa di Jung, pi\u00f9 segreta, che non \u00e8 un museo, e chiss\u00e0 se mai lo sar\u00e0. E questa storia delle due dimore, una borghese dove si svolgeva la vita professionale, sociale e familiare, e l\u2019altra \u201cdell\u2019anima\u201d, selvatica, per molto tempo senza acqua corrente e senza luce elettrica, \u00e8 gi\u00e0 un ritratto dell\u2019uomo, dichiaratamente scisso fra due personalit\u00e0 e una perenne dualit\u00e0 nello stare al mondo: terra e cielo, materia e spirito, normalit\u00e0 e follia, nonch\u00e9 coinvolto in due storie affettive fondamentali e parallele, quella con Emma e quella con Toni. Pi\u00f9 le altre.<\/p>\n<p>Non deve essere stato facile nel 1909 per il giovane architetto Ernst Fiechter, cugino di Carl, assecondarne le idee, precise quanto stravaganti, su come doveva plasmare la residenza di cui non esisteva all\u2019inizio nemmeno una pietra. La coppia aveva infatti acquistato il terreno, anzi per la verit\u00e0 era stato il ricco padre di lei ad acquistarlo, e Carl non faceva che buttar gi\u00f9 progetti e bozzetti di come sognava dovesse prendere forma: pi\u00f9 simile a un castello che a un palazzo. Avevano del resto bisogno di molto spazio, gli Jung, questo era chiaro: avevano gi\u00e0 tre figlie, un altro in arrivo, cui in un breve futuro sarebbe seguita una quinta bambina. Carl, con la moglie, diversamente da come avrebbe fatto con le amanti, non prendeva alcuna precauzione. Voleva essere un patriarca oltre che una specie di castellano. Cos\u00ec la casa fin\u00ec per aver poco a vedere con le fattorie e le ville dei dintorni, eppure riesce a conservare, nella sua maestosit\u00e0, una caratteristica sobria e accogliente e una simpatia sorridente da casa di fate con quella torre-faro che s\u2019incastra nella costruzione rettangolare come il campanile di una chiesa e che si fa subito notare dall\u2019ammirato visitatore, fin da quando imbocca il vialetto una volta varcato il cancello al 228 e si ferma a leggere la frase incisa sopra il portone principale: <em>Vocatus atque non vocatus<\/em>\u2026 Spieg\u00f2 Jung in un\u2019intervista: \u201cMisi quell\u2019iscrizione per ricordare ai miei pazienti e a me stesso che <em>il timore di Dio \u00e8 l\u2019inizio della sapienza<\/em>\u201d (lo dicono i Salmi). E del resto era convinto che \u201ctutti i fenomeni religiosi, che non siano meri rituali della Chiesa, sono strettamente intrecciati con le emozioni\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_42068\" aria-describedby=\"caption-attachment-42068\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42068\" rel=\"attachment wp-att-42068\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-42068\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/download-4.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42068\" class=\"wp-caption-text\">Jung nel suo studio a K\u00fcsnacht<\/figcaption><\/figure>\n<p>Poi si entra in un ampio ingresso in cui s\u2019inerpica una scala di marmo e di legno che va ai piani superiori adattandosi, squadrandola, alla rotondit\u00e0 esterna della torre. Ma, prima di salirla, ecco di fronte all\u2019entrata il grande soggiorno, cuore della vita di famiglia: uno spazioso tavolo da pranzo dove si sedevano insieme tutti, genitori, figli e spesso anche Toni che da paziente di Jung era diventata a sua volta analista e sua principale collaboratrice, per cui quasi quotidianamente lo raggiungeva nello studio per lavorare, e spesso restava a pranzo. Emma faceva buon viso a cattivo gioco, era una donna molto educata, tradizionalista, e teneva pi\u00f9 che a ogni altra cosa al marito, un uomo capace di essere fedele solo al progetto di s\u00e9 e che, sempre alla Spielrein, aveva scritto: \u201cQuando l\u2019amore per una donna si sveglia in me, allora il mio primo sentimento \u00e8 la commiserazione, la compassione per la povera donna che sogna la fedelt\u00e0 eterna e altre cose impossibili, ed \u00e8 destinata a un risveglio doloroso\u201d. \u00a0Emma sapeva evidentemente molto bene con chi avesse a che fare e dormiva, in fondo, sonni tranquilli. Lei occupava ormai un posto esclusivo che nessuna avrebbe scalzato, a patto di concedere a Carl tutta la libert\u00e0 di cui aveva un disperato bisogno per sperimentare le proprie teorie prima di tutto su se stesso.<\/p>\n<p>E cos\u00ec chiss\u00e0 quante volte Toni si sar\u00e0 seduta a mangiare a quella grande tavola rettangolare, mal sopportata pure dalle figlie della coppia, Agatha, Anne, Marianne, Lil e, soprattutto, dal figlio maschio, Franz, che adorava la madre e spesso trattava con sufficienza, quando non con manifesto dileggio, quella strana \u201czietta\u201d che sacrificava il suo destino al loro padre distratto, malinconica e onnipresente, che odiava il sole proteggendosi con occhiali scurissimi e fumava ininterrottamente. Al contrario di Emma, Toni non aveva la capacit\u00e0 di rendersi simpatica, era introversa e autoriferita, silenziosa, scontrosa. Finito il pranzo, preso il caff\u00e8, Toni e Carl tornavano al piano superiore nel <em>sancta santorum<\/em> dove anche il visitatore oggi pu\u00f2 entrare, la piccola stanza dove Jung si sedeva alla scrivania a studiare o comporre le sue opere avendo sulla parete di fronte uno dei suoi mandala indiani e, su un ripiano, la statua di un Budda meditante. Sono ancora l\u00ec, l\u2019una e l\u2019altro, come i vetri istoriati alle finestre che danno sul lago e la poltrona dove si sedeva Toni o i rari pazienti eccezionalmente ammessi (non li faceva stendere sul lettino come Freud, col quale aveva rotto i rapporti tempestosamente fra il 1912 e il 1913. Preferiva il <em>vis-\u00e0-vis<\/em>). Le foto incorniciate sul tavolo, una di Emma e una di Toni, saranno sempre state l\u00ec o ce le hanno messe a beneficio dei visitatori? La stanza accanto \u00e8 la biblioteca con una grande stufa a legna di ceramica verde e bianca, e tante librerie piene zeppe di libri. Qui riceveva la maggior parte dei pazienti, i colleghi, le personalit\u00e0 che venivano a trovarlo e a conferire con lui. Ci sono poltrone e un divano sistemati in diverse posizioni in modo da poter scegliere se guardare o no l\u2019acqua. E poi i busti di Nietzsche e di Voltaire. Ma il suo eroe preferito era Omero, la cui statua trionfa in un angolo della splendida veranda al pianoterra e anzi una fotografia immortala uno Jung molto anziano con l\u2019immancabile pipa fra le mani che guarda Omero dritto negli occhi. Dalla veranda si scende in giardino dove ci s\u2019imbatte in una sua curiosa scultura, era uno dei suoi hobby scolpire: rappresenta un buffo personaggio imprigionato in una specie di colonna, ha il volto di un vecchio saggio e sette braccia intorno al corpo. \u00c8 Atmavictu, che vuol dire \u201csoffio interiore\u201d uno dei suoi <em>daimon<\/em>, \u201cquello che ci costringe a imboccare la <em>via<\/em>, il piccolo dio individuale, lo Shiva interiore\u201d, spieg\u00f2 lui stesso in <em>La psicologia del kundalini<\/em>. Si rimise all\u2019opera anche in morte delle sue donne: una scultura per Toni, nel 1953, e una per Emma che mor\u00ec due anni e mezzo dopo. Ma se la scomparsa di Toni, improvvisa, durante la notte, nella casa dove viveva sola, fu forse una specie di liberazione e Carl non and\u00f2 nemmeno al funerale sostenendo di essere troppo sconvolto, la morte di Emma, per un tumore che si era diffuso ovunque, lo devast\u00f2 a lungo, senza impedirgli per\u00f2 di partecipare alle esequie.<\/p>\n<figure id=\"attachment_42070\" aria-describedby=\"caption-attachment-42070\" style=\"width: 275px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42070\" rel=\"attachment wp-att-42070\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-42070\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/images-1.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42070\" class=\"wp-caption-text\">Con la moglie Emma<\/figcaption><\/figure>\n<p>E Emma, come era stata protettiva in vita, lo fu anche dopo la morte. Nel senso che aveva predisposto ogni cosa perch\u00e9 quell\u2019uomo, incapace di badare a s\u00e9, fosse assistito da qualcuno affidabile pure dopo la scomparsa di quella sua moglie-madre. E individu\u00f2 la persona adatta in un\u2019amica inglese di entrambi, Ruth Bailey, un\u2019ex viaggiatrice, indipendente e single, un po\u2019 pi\u00f9 giovane di loro, che Carl aveva conosciuto durante uno dei suoi avventurosi viaggi e con la quale non risulta avesse avuto coinvolgimenti erotico-sentimentali. E cos\u00ec Ruth si trasfer\u00ec a K\u00fcsnacht restandogli accanto fino alla morte, avvenuta il 6 giugno del 1961, dimostrandosi una compagnia indispensabile nelle questioni pratiche quotidiane, ma anche culturalmente alla sua altezza.<\/p>\n<p>Quando poi, terminata la visita, ci si ritrova nello spogliatoio accanto all\u2019ingresso e ci s\u2019imbatte in due vecchie giacche appese all\u2019attaccapanni che sono una, pi\u00f9 piccola e di lana scolorita, di Emma e l\u2019altra di Carl, grossa e sformata, da contadino, non si pu\u00f2 non pensare a quanto quella coppia fosse fuori e dentro gli schemi a un tempo, e di quanto amore coniugale deve essere stata capace, che vuol dire scambio, affetto, sopportazione, comprensione, sostegno, ascolto, perdono, ma da parte di entrambi.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 per\u00f2 arrivare fino a K\u00fcsnacht per vedere questa casa-museo, senza spingersi &#8211; tornando indietro nella direzione di Zurigo di nemmeno un chilometro o poco pi\u00f9 &#8211; all\u2019Istituto Jung, tuttora in attivit\u00e0 e fondato dallo stesso Jung nel 1948 per formare analisti, tenere incontri e fornire spazi per le sedute a chi ne avesse bisogno. Si trova sempre sul lago, all\u2019interno di un altro piacevolissimo giardino. Fu lo stesso Jung a dirigerlo fino alla morte, che lo raggiunse un mese e mezzo prima del compimento del suo ottantaseiesimo compleanno. E all\u2019interno una splendida biblioteca di quindicimila testi e periodici relativi alla psicologia analitica.<\/p>\n<figure id=\"attachment_42071\" aria-describedby=\"caption-attachment-42071\" style=\"width: 187px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42071\" rel=\"attachment wp-att-42071\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-42071\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/download-1.jpg\" alt=\"\" width=\"187\" height=\"178\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42071\" class=\"wp-caption-text\">Toni Wolff<\/figcaption><\/figure>\n<p>A pochissima distanza dall\u2019Istituto, volendo, c\u2019\u00e8 l\u2019Hotel Sonne, che nella leggenda junghiana occupa un posto di rilievo. Qui risiedevano durante la terapia molti pazienti che venivano da lontano (tanti erano americani) e che non si limitavano a occuparne le romantiche stanze o a intrattenersi nei salottini pieni di opere d\u2019arte. Nella bella stagione invadevano la terrazza, dove ancora oggi si pu\u00f2 sedere a mangiare un toast o un hamburger incantandosi a guardare l\u2019acqua azzurra, e si mettevano eccitatissimi a scambiarsi racconti delle loro sedute con il dottor Jung e, soprattutto, praticavano la cosiddetta \u201cimmaginazione attiva\u201d. Ovvero si lanciavano ad alta voce da un tavolino all\u2019altro visioni e sogni elaborando e incrociando le loro libere associazioni e sentendosi sicuramente fortunatissimi di essere in cura da un Mito.<\/p>\n<p>Personalmente, lo confesso, ho fatto ancora peggio. Oltre ad aver prenotato e dormito al Sonne, mi sono messa in macchina e sono arrivata a Bollingen. Qui, chiedendo informazioni, ho facilmente individuato la casa-fortezza o casa-torre costruita da Jung con le sue mani e con l\u2019aiuto di due operai italiani. Poco pi\u00f9 di una capanna all\u2019inizio, ma destinata a ingrandirsi nel tempo. Non \u00e8 un museo, perch\u00e9 tuttora propriet\u00e0 di nipoti che l\u2019hanno ereditata. Dal lago se ne vede bene la struttura a tre torri. La prima risale al 1923, l\u2019ultima al \u201956. Vi si ritirava in perfetta solitudine perch\u00e9 quando proprio non intendeva ricevere nessuno, innalzava sul tetto un\u2019asta improvvisata con una bandiera bianca. Sosteneva infatti: \u201cIl parlare \u00e8 per me sempre pi\u00f9 spesso uno strazio, e frequentemente ho bisogno di un silenzio di parecchi giorni per riprendermi dalla futilit\u00e0 delle parole\u201d (lettera del 30 maggio 1957).<\/p>\n<figure id=\"attachment_1717\" aria-describedby=\"caption-attachment-1717\" style=\"width: 275px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=1717\" rel=\"attachment wp-att-1717\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1717\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/Unknown.jpeg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1717\" class=\"wp-caption-text\">La casa di Bollingen<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il cancello della recinzione era spalancato. Un invito irresistibile a farmi avanti. Mi ritrovo in un giardino molto diverso da quello della Seestrasse di K\u00fcsnacht, pi\u00f9 selvatico, dove vedo altre sculture. Saranno quelle che nella casa-museo avevo cercato invano? Quella per Toni, con incise foglie di ginkgo biloba e le parole \u201cLotus. Nun. Mysterious\u201d e quella per Emma con un fuoco che arde all\u2019interno d\u2019un tempio, che \u00e8 casa, terra, universo\u2026 All\u2019amico Laurens van der Post Carl Gustav aveva detto che Emma rappresentava \u201cle fondamenta della casa\u201d, mentre Toni ne era stata \u201cil profumo\u201d.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0, non ho il tempo di controllare quali sculture sono queste. Mi sono spinta fin nel cortile davanti alla cucina dove vedo un forno in pietra e sento voci e rumori venire dall\u2019interno. Forse sono abituati a pazzi e ficcanaso che s\u2019intrufolano in casa e non corro il rischio di essere consegnata alla polizia, ma meglio non rischiare.<\/p>\n<p>Sento dei passi avvicinarsi\u2026<\/p>\n<p>\u00c8 decisamente tempo di battere in ritirata.<\/p>\n<div class=\"synved-social-container synved-social-container-share\" style=\"text-align: center\"><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-24 synved-social-resolution-normal synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Condividi su Facebook\" 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