{"id":42367,"date":"2026-02-28T13:52:23","date_gmt":"2026-02-28T11:52:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?p=42367"},"modified":"2026-02-28T13:52:23","modified_gmt":"2026-02-28T11:52:23","slug":"la-spilla-vincente-foglio-28-febbraio-26","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?p=42367","title":{"rendered":"La spilla vincente (Foglio, 28 febbraio &#8217;26)"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_42368\" aria-describedby=\"caption-attachment-42368\" style=\"width: 211px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42368\" rel=\"attachment wp-att-42368\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42368\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/images.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"288\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42368\" class=\"wp-caption-text\">Walter Hunt<\/figcaption><\/figure>\n<p>Si chiama spilla di sicurezza o, pi\u00f9 comunemente, spilla da balia perch\u00e9 le balie ci chiudevano i pannolini dei neonati quando i pannolini erano di stoffa e si potevano sciogliere dal bambino facilmente. Era la met\u00e0 dell\u2019Ottocento, la spilla da balia fece la sua prima apparizione grazie al brevetto di un certo Walter Hunt. E si usa tuttora, tale e quale, la usano tutti. Per nascondere uno strappo improvviso nel vestito, per chiudere una camicetta troppo scollata, per stringersi in vita pantaloni della taglia sbagliata, per scorciare un orlo, per sostituire all\u2019ultimo minuto un bottone saltato, per appuntare un fiore sul risvolto della giacca. Una buona scorta di spille da balia di varie grandezze fa sempre comodo in casa. Tanto \u00e8 vero che gli spagnoli questo oggetto impagabile lo chiamano <em>el imperdible<\/em>. Un affaretto leggero leggero, da nulla si direbbe, senza il quale per\u00f2 la nostra vita sarebbe pi\u00f9 complicata.<\/p>\n<p>Non si d\u00e0 importanza a queste cose destinate ad avere un ruolo fondamentale, non ci pensiamo, ce ne dimentichiamo finch\u00e9 non ci servono. Cose che un tempo non esistevano e che poi qualcuno si \u00e8 preso la briga di inventare e sono diventate insostituibili. Certe volte le inventano insieme pi\u00f9 persone nel mondo, ma in posti lontani, senza sapere di aver avuto la stessa idea pi\u00f9 o meno contemporaneamente finch\u00e9 non si ottiene il brevetto. A quel punto sul mercato vincer\u00e0 il prodotto migliore o che piace di pi\u00f9. Basta pensare a qualcosa di molto distante dalle spille da balia, qualcosa che si \u00e8 impadronito del nostro immaginario, del nostro tempo, del nostro stile di vita, del nostro bisogno di controllo e di ottimizzare lo scorrere delle giornate, di riempire i tempi morti: gli iPhone, che hanno reso il telefono fisso un oggetto antidiluviano. Quanti ne esistono? Quali i pi\u00f9 diffusi, i vincenti?<\/p>\n<p>Per invenzioni pi\u00f9 semplici, invece, vince semplicemente chi arriva prima, vince chi ha chiesto per primo il brevetto, chi vi ha investito dei soldi (niente \u00e8 gratis). E a quel punto potr\u00e0 guadagnarci in esclusiva per una ventina di anni. Perch\u00e9 ci sono quelli che avendo un pallino, diciamo cos\u00ec \u00a0ingegneristico, pensano di mettere a frutto il loro genio a scopi di lucro e quelli invece, forse pi\u00f9 artistici, \u00a0che non possono fare a meno di produrre in casa le loro invenzioni a getto continuo, destinate oltretutto a renderli ridicoli presso il resto della famiglia. Avevo un nonno di questo genere, che passava il tempo chiuso dentro un suo studio zeppo di\u00a0 \u201cimpicci\u201d &#8211; mia nonna almeno chiamava in quel modo il suo disordine &#8211; e ne usciva festante per aver costruito scarpe di legno (scomodissime) per girare nell\u2019orto senza infangarsi. Incredibilmente simili &#8211; in seguito \u2013 a certi zoccoli olandesi che andarono tanto di moda negli anni Settanta. E poi invent\u00f2 un sistema di ciotoline piene di polvere bianca velenosa da mettere sotto le zampe dei tavoli dove si mangiava, per impedire alle formiche di salire e andare ad assaggiare il nostro cibo. Ricordo che gli fu severamente vietato di sistemare le sue ciotole in camera da pranzo, ma in cucina c\u2019erano eccome e il veleno sembrava zucchero\u2026 che proprio non si capiva che ci facesse sotto al tavolo\u2026per\u00f2 i bambini furono avvertiti: provate ad assaggiarlo quello \u201czucchero\u201d e morirete sul colpo. Grazie al cielo nessuno mai ci prov\u00f2. Anche perch\u00e9 i corpicini stecchiti delle (rare) formiche che ci si perdevano dentro erano respingenti. Soltanto per dire che certe invenzioni casalinghe possono risultare pericolose.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42369\" rel=\"attachment wp-att-42369\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42369 alignright\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/9788807036965_quarta.jpg.200x300_q50.jpg\" alt=\"\" width=\"173\" height=\"272\" \/><\/a>Eppure gli inventori veri forse sono questi, geni incompresi che s\u2019industriano ad agevolare la quotidianit\u00e0 e che, nel migliore dei casi, riescono persino a imporsi al di fuori della famiglia e diventano ricchi e famosi. Ma ho l\u2019impressione che \u2013 a non volerlo con tutte le forze di diventare ricchi e famosi \u2013 sia molto difficile raggiungere quella meta pure con la pi\u00f9 brillante delle idee nuove.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 prova la storia di Walter Hunt, s\u00ec, lui, l\u2019inventore di quell\u2019oggetto unico e irripetibile che \u00e8 la spilla da balia. Nome oscuro che non \u00e8 ricordato nemmeno nella Hall of Fame for Great Americans della New York University: la galleria di grandi americani che hanno migliorato la vita della nazione. E non \u00e8 che si sia fermato a un\u2019unica invenzione! Un macchinario per filare il lino, un gong per carrozze prototipo del clacson, aggeggio affilacoltelli, macchinario intreccia corde, rotelle da infilare sotto carichi pesanti, una caldissima stufa circolare, la macchina per cucire, lo spazzaneve, il fucile a ripetizione, colletti di carta per non stare sempre a cambiare la camicia\u2026<\/p>\n<p>Guardando in televisione la pubblicit\u00e0 di carrelli da infilare sotto la lavatrice o altri elettrodomestici, per spostarli senza fatica, che venivano promossi come innovativi, mi \u00e8 subito venuto in mente Hunt, protagonista del nuovo romanzo di Eleonora Marangoni, <em>L\u2019imperdibile<\/em> (Feltrinelli). Io Walter Hunt l\u2019ho scoperto cos\u00ec, grazie a questa originale scrittrice che ha l\u2019et\u00e0 di mio figlio (nati nel 1983) e che si \u00e8 fatta gi\u00e0 valere fra l\u2019altro per due saggi su Proust, un romanzo, <em>Lux<\/em> (premio Neri Pozza che lo pubblic\u00f2 nel 2018), due libri sulle citt\u00e0 dove vive in modo alternato, <em>Paris, s\u2019il vous pla\u00eet<\/em> (Einaudi) e il recentissimo <em>Roma<\/em> (Ediciclo), i racconti di <em>E siccome lei <\/em>(Feltrinelli) dedicati ai personaggi di Monica Vitti\u2026<\/p>\n<p>Questo <em>Imperdibile<\/em> invece \u00e8 dedicato \u201cAi distratti\u201d e \u201cAlle devozioni inutili\u201d, cos\u00ec \u00a0diventa subito chiaro che ad appassionare l\u2019autrice a un personaggio come Walter Hunt, perdente suo malgrado &#8211; malgrado il suo indiscutibile genio intendo &#8211; \u00e8 proprio la distrazione, che volendo si pu\u00f2 interpretare anche come irresponsabilit\u00e0 verso se stesso e verso gli altri, visto che \u201cteneva famiglia\u201d, come si dice, avendo messo al mondo ben quattro figli, ed ereditato la figlia di un primo matrimonio dell\u2019innamoratissima moglie Apollonia, detta Polly. Distratti sono gli artisti, in genere, non gli inventori, ma Hunt era pi\u00f9 che distratto, e non solo perch\u00e9 gli piacesse molto dipingere. Piuttosto perch\u00e9 \u201ca interessarlo non erano tanto le cose che esistevano \u2013 scrive l\u2019autrice \u2013 ma quelle che andavano immaginate\u201d. E pi\u00f9 avanti: \u201cLa vita \u00e8 la curiosa tara fra quello che ci \u00e8 successo davvero e quello che abbiamo soltanto immaginato\u201d.<\/p>\n<figure id=\"attachment_41474\" aria-describedby=\"caption-attachment-41474\" style=\"width: 191px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=41474\" rel=\"attachment wp-att-41474\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-41474\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/images-1-1.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"239\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-41474\" class=\"wp-caption-text\">Eleonora Marangoni<\/figcaption><\/figure>\n<p>Esiste solamente una biografia di Hunt, pubblicata dal giornalista newyorkese Joseph Nathan Kane. S\u2019intitola <em>Necessity\u2019s Child<\/em> e dire che esiste \u00e8 veramente eccessivo, visto che per rintracciarla Eleonora si mette in viaggio con due amici sulle orme del suo eroe e arriva nella sua citt\u00e0 natale, Martinsburg, poco segnalata lungo il tragitto. Il libro lo trova alla Historical Society, biblioteca cittadina dove la guardano come fosse pazza scoprendo che \u00e8 arrivata in quella landa desolata dall\u2019Italia solo per Walter Hunt. Non hanno idea, infatti, di cosa voglia dire mettersi in testa di scrivere un libro, proprio quel libro: \u00e8 una forma di fissazione molto simile in realt\u00e0 all\u2019ossessione inventiva per oggetti che non esistono e bisogna assolutamente inventare. Ecco il nesso fra una ragazza bionda di professione copywriter (per\u00f2 altalenante) con la mania di scrivere libri suoi e un oscuro signore americano dagli occhi azzurri con la mania di guardare una cosa inutile e subito avere l\u2019idea di trasformarla in qualche altra cosa utilissima.<\/p>\n<p>Ma insomma chi era, cosa ha fatto di concreto questo Hunt? Un sognatore, lo abbiamo capito. Un genio non incompreso visto che sarebbe bastato, per farsi valere, che ne avesse avuto davvero l\u2019intenzione o fosse stato meno pigro, altruista e distratto. Era nato il 29 luglio del 1796, mor\u00ec a New York l\u20198 giugno 1859. E queste date sono due cose certe che si sanno di lui. Il resto \u00e8 vago e di superficie. Del resto il sottotiolo dell\u2019unica biografia recita: un inventore americano dimenticato. E la stessa Marangoni a un certo punto si chiede se sia giusto o meno che sia stato cos\u00ec cancellato. Non sorprende in verit\u00e0, essendo l\u2019America il regno dove il successo sembra spesso il pi\u00f9 importante dei valori. Se riesci a collocarti fra gli sfigati &#8211; \u00a0nonostante il buon Dio ti abbia dotato di grande intelligenza &#8211; non pu\u00f2 essere che colpa tua. Quella storia della spilla da balia per esempio. Il povero Hunt non si rese conto dell\u2019importanza di un oggetto apparentemente insignificante, perch\u00e9 \u201cbella e utile doveva essere ogni cosa\u201d. Questo pensava lui e la spilla di sicurezza utile era senz\u2019altro, ma bella forse no, non erano ancora tempi minimalisti i suoi. E dire che da pochi mesi Prada l\u2019ha resa iconica trasformandola in oggetto di valore \u2013 con il suo marchio appeso \u2013 da 600 e passa euro secondo i modelli. No, immaginare questo era proprio fuori dalla sua portata.<\/p>\n<figure id=\"attachment_42372\" aria-describedby=\"caption-attachment-42372\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42372\" rel=\"attachment wp-att-42372\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42372\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/spilla-da-balia-media-in-oro-giallo-a-18-carati-cappagli-gioielli_57509_zoom-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/spilla-da-balia-media-in-oro-giallo-a-18-carati-cappagli-gioielli_57509_zoom-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/spilla-da-balia-media-in-oro-giallo-a-18-carati-cappagli-gioielli_57509_zoom-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/spilla-da-balia-media-in-oro-giallo-a-18-carati-cappagli-gioielli_57509_zoom-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/spilla-da-balia-media-in-oro-giallo-a-18-carati-cappagli-gioielli_57509_zoom-550x550.jpg 550w, https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/spilla-da-balia-media-in-oro-giallo-a-18-carati-cappagli-gioielli_57509_zoom.jpg 1000w, https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/spilla-da-balia-media-in-oro-giallo-a-18-carati-cappagli-gioielli_57509_zoom-700x700.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42372\" class=\"wp-caption-text\">Spilla da balia in oro<\/figcaption><\/figure>\n<p>Veniva poi da molto lontano quell\u2019invenzione, dagli antichi che la chiamavano <em>fibula<\/em> e ci fermavano le toghe. Lui che aveva fatto dopotutto? Girandosi fra le dita un filo di ferro, come giocando, e ripiegandolo su se stesso come fosse una <em>fibula<\/em>, gli viene l\u2019idea di fermarne il ferretto aperto, bloccandolo all\u2019altro con un gancetto. Un piccolo gesto e via, non ci si punge pi\u00f9, la nuova fibula non scappa dai vestiti! E cosa fa? Corre all\u2019ufficio brevetti? Macch\u00e9, non ha i soldi per finanziarsi il brevetto. Corre invece a cederlo per 400 dollari di allora &#8211; era il 1849 &#8211; a qualcun altro che ci si arricchir\u00e0, facendosi dare un po\u2019 di soldi per poter pagare un debito di 15 dollari che lo angoscia, e con il resto sollevare dalla miseria per qualche mese moglie e figli. Cos\u00ec si comportano i poveri onesti. Ma questo per la mentalit\u00e0 americana non conta. Conta il risultato.<\/p>\n<p>La macchina da cucire invece Walter la invent\u00f2 per Polly che cuciva e ricamava per la famiglia e per qualche cliente. Ma poi temette che un\u2019invenzione tanto straordinaria avrebbe buttato sul lastrico chiss\u00e0 quante sartine. Era un quacchero e certi scrupoli se li faceva. Perci\u00f2, anche in questo caso, prende tempo prima di andare all\u2019ufficio per brevettarla e l\u2019idea gli viene \u201csoffiata\u201d da un altro ben pi\u00f9 noto inventore americano, Elias Howe \u2013 si deve a lui la cerniera lampo &#8211; e sar\u00e0 Isaac Merritt Singer a metterla in commercio. Singer che, nel romanzo, quando chiede a Hunt perch\u00e9 non si sia sbrigato a brevettare la sua macchina \u2013 migliore, pi\u00f9 pratica fra l\u2019altro \u2013 riceve la risposta: \u201cPerch\u00e9 sono un ingenuo, o un semplice se preferisce\u201d. E dopo un po\u2019 anche quest\u2019altra risposta che dovette colpire molto di pi\u00f9 l\u2019uomo d\u2019affari: \u201cMi mancavano i soldi per inventarmi modi per farne altri\u201d.<\/p>\n<p>Singer, il cui nome \u00e8 rimasto incollato all\u2019oggetto macchina-da-cucire, ben oltre quelle prodotte da lui, era l\u2019esatto contrario di Hunt. Bello e dongiovanni, intraprendente, ricchissimo grazie a una grande capacit\u00e0 di farsi valere nella vita. Ma dentro nascondeva l\u2019anima d\u2019un artista fallito, perch\u00e9 il suo vero desiderio sarebbe stato fare l\u2019attore. Purtroppo o per fortuna, per\u00f2, non era nato per recitare. Fu questo incrocio di fallimenti al contrario, molto probabilmente, a farlo simpatizzare per Hunt nel processo che lo avrebbe visto contrapposto a Howe sull\u2019invenzione della macchina da cucire e che fu Singer a convincerlo a intraprendere. Processo che si tenne nel 1854 e si concluse con una vittoria e insieme una sconfitta: vinse Howe come detentore del brevetto perch\u00e9 non aveva aspettato quindici anni per richiederlo, mentre ad Hunt fu riconosciuto a gloria per i posteri di essere l\u2019inventore della macchina da cucire. E noi possiamo solo chiederci: cosa vale di pi\u00f9?<\/p>\n<figure id=\"attachment_42373\" aria-describedby=\"caption-attachment-42373\" style=\"width: 179px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sandrapetrignani.it\/?attachment_id=42373\" rel=\"attachment wp-att-42373\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-42373\" src=\"http:\/\/www.sandrapetrignani.it\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/images-1.jpg\" alt=\"\" width=\"179\" height=\"253\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42373\" class=\"wp-caption-text\">Prototipo di macchina per cucire<\/figcaption><\/figure>\n<p>In effetti <em>L\u2019imperdibile<\/em> \u00e8 s\u00ec la storia di un uomo, ma anche e soprattutto una riflessione sul destino. \u201cDove nascono le cose che finiscono per farci diventare quello che siamo?\u201d \u00e8 la domanda fondamentale che pone. E anche: \u201cA chi spetta il compito di dire quello che siamo?\u201d Naturalmente se Eleonora Marangoni si \u00e8 incaponita a raccontarci la storia di un fallito dimenticato \u00e8 perch\u00e9 la svagatezza di Hunt \u00e8 la sua, a dispetto delle apparenze che la vogliono scrittrice gi\u00e0 ben collocata nel panorama letterario italiano e francese. Quando la conobbi, al tempo di <em>Lux<\/em>, la vidi intenta al computer che cercava il nome adatto a una nuova cipria che doveva essere imposta sul mercato. Stava facendo il suo lavoro di copy e i nomi che escogitava e sottoponeva al mio giudizio somigliavano ai personaggi di una fiaba. Rimasi affascinata, da lei e da quel lavoro cos\u00ec immaginifico. E se ripenso a quel giorno capisco meglio anche la sua scrittura: \u201cUna sorta di indagine su un certo modo di intendere la vita\u201d come ha detto in un\u2019intervista.<\/p>\n<p>Ma senza dare risposte, solo ponendo la questione, com\u2019\u00e8 giusto che faccia uno scrittore. Bisogna lottare per imporre se stessi e i propri desideri, o lasciare che le cose si sistemino a modo loro augurandosi magari un po\u2019 di fortuna? Ma la fortuna, si sa, tocca aiutarla. E se una\/uno non ha il carattere per farlo?<\/p>\n<p>Come sono affascinanti i romanzi che tracciando il ritratto, peraltro credibilissimo, di un personaggio, sotto sotto parlano d\u2019altro. Parlano di tutti. Tu cosa vuoi dalla vita? sembra chiedere al lettore Eleonora Marangoni. E lo fa con la forza di una scrittura che definirei nabokoviana. S\u00ec, perch\u00e9 come al grandissimo Vladimir Nabokov a lei piace partire per la tangente, infilare altre storie nel corso della storia principale, soprattutto perdersi a definire certi giochi di luce. \u201cLe strade erano piene di luci e di gente, il sole rimbalzava sui vetri creando qui e l\u00e0 piccoli miraggi\u201d. Il continuo miraggio in cui si muove il suo Walter Hunt che chi legger\u00e0 il libro non potr\u00e0 pi\u00f9 dimenticare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"synved-social-container synved-social-container-share\" style=\"text-align: center\"><a class=\"synved-social-button synved-social-button-share synved-social-size-24 synved-social-resolution-normal synved-social-provider-facebook nolightbox\" data-provider=\"facebook\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow\" title=\"Condividi su Facebook\" 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