Stefano Giovanardi

Amico mio,

tanto presto

e assurdamente richiamato,

ripenso ai tuoi occhi dubbiosi

e ironici, alla tua voce calda

eppure così fragile e stranita

in quei pochi minuti di un’ultima

conversazione dolorosa.

Amico mio, figura nobile

nella parola e nel cuore,

acuto e delicato insieme,

ti scrivo queste poche,

inadeguate righe, per rimanere

ancora un po’ con te, in silenzio,

accanto al tuo sorriso arguto,

alla tua umanissima presenza,

ancora un po’ con te

tanto sapiente e generoso.

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