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Ayyappam sorride come sorridono i semplici. E scuote la testa con quel movimento dolcissimo, da cane di pezza nel vetro posteriore, che anno gli indiani per dire sì. E’ Ayyappam, l’allegro-dentro, la guida coi pantaloni occidentali, 1a camicia candida e i piedi nudi, che si addormenta sempre sorridendo sul pavimento dei templi, che Sandra Petrignani svela, nelle prime pagine di questo libro, il senso del suo viaggio in India. E da quando ha letto Kim, a dodici anni, che, come il vecchio lama Teshu, ha deciso di recarsi nel paese di Shiva a cercare il Fiume della salvezza nato là dove cadde la freccia lanciata dal giovane Buddha per liberarsi dalla Ruota degli Accadimenti. Trovare i1 Fiume della Salvezza è, per Sandra Petrignani, liberarsi dalla libertà dal dio dell’Occidente, allontanarsi dal regno dove la natura è ormai una belva addomesticata e dio è morto. Dalla giungla del Periyar a Benares, dal favoloso parco dei templi di Khajuraho a Bombay, da Pondicherry all’agognato incontro con Sai Baba, da Cochin a Sarnath, da Matangesvara alla città-utopia di Auroville, Ultima India descrive le tappe simboliche di un soggiorno spirituale che ci restituisce tutto il fascino dell’India, innanzi tutto la vertigine che…

cara Petrignani
quest’estate, poco prima di andare per la seconda volta in India, ho trovato, il suo nome nel mazzetto di una piccola antologia di “sguardi” di scrittori, poeti, santi, cineasti – La valigia delle indie, così era titolato quel libretto, un po’ accademico, che rendeva conto del passaggio di talune sensibilità nell’imbuto di quel caleidoscopio strano che è forse un po l’antipodo del nostro stile di vita o mondo – e l’ho mandata a memoria.
Infatti un giorno, un soffocante pomeriggio prima di una crisi a base di batteri inestinali e sanguisughe, io l’ho pensata intensamente, al riparo dell’ombra che copre la tettoia non del cinghiale Varaha ma di Nandi coi suoi occhi levati al cielo, nel recinto di Khajuraho (lo “scandaloso Khajuraho”), e solo oggi, a mesi di distanza, ho poi letto di quel suo diario di ormai vent’anni fa, diario che è una incessante ricerca di dolcezza, dolcezza trattenuta venata di malinconia, un ennui tutto femminile, diverso da quello maschile di quell’altro libro sull’India che rappresenta un po’ credo il polo maschile, asciutto e ironico, contrappunto all’umor umido, materno femmininle del suo, quel Signore dlle lacrime di A. Franchini; tutt’e due entrambi diversi da quell’altro dipolo – l’ingenuità passionale della dolcezza pasoliniana e la misura, classica quasi, del pensiero, della parola e dello sguardo moraviani – dolcezza e sguardo che è – più della felicità – fine e meta di questo viaggio _ ricerca più d’innocenza che di gioia – o forse fine e meta di quella ricerca di senso che è l’attività dello scrivere – che è punta visibile del vivere … innocenza che poi è forma di una “grazia” – abbandono a un rapporto col mondo, colla realtà in senso “creaturale” – leopardiano “smarrirsi nei pensieri e nella perdita dei pensieri” – dolce naufragare- abbandono o, meglio “affidamento”, nella forma di abbandono che è il viaggio, movimento sullo sfondo che si percepisce come “eterno” e “infinito” – lo sfondo sul quale facciamo la nostra semplice comparsa…
La via dello spirito che assomiglia alla giovinezza.. metafisica della gioventù, sereniana
“per fare il bacio che oggi era nell’aria…”
Mi è piaciuto l’ennui femminile di questo suo libro
nandi me lo ricordo ancora bene
anche grazie a lei
Leggo adesso il suo messaggio. Grazie. Molti anni che non torno in India, per paura di trovarla stravolta, come già cominciava a essere 20 anni fa. Ma Nandi è nel mio cuore
Ma che bello questo messaggio, grazie. Com’è che lo vedo solo ora? Misteri del blog…
.. innocenza che, volevo dirle, è condensata in un elefante che in realtà vola ancora.. “il palazzo del mendicante è l’ombra delle nuvole” dice Hafen, dalla vicina Persia, mentre a volare, con gli occhi azzurri, non è più la nuvola-elefante di Fatehpur-Sikri o di Varanasi coi capelli radi, no… è Dumbo!
Già
Ultima India, trovato nella biblioteca di Bobbio, letto in due giorni, eravamo sulla stessa wave length, abbiamo letto gli stessi libri, mi e’ piaciuto molto. Non sono andata a trovare Baba! Non me la sentivo spiritualmente. Io invece ritorno ogni anno e posso dire che l’India e’ cambiata poco, devi solo stare lontana dalle grandi citta’. Ho appena fatto venti giorni meravigliosi in Tamil Nadu.
Dovrò farmi tornare il «mal d’India» e riprendere anch’io prima o poi quella strada percorsa almeno dieci volte nella vita, per costruire il grande mosaico di un paese infinito. Poi, come capita, non ci sono voluta tornare più, e adesso è passato molto molto tempo dall’ultima volta che ci sono stata e ho paura di non ritrovare più la mia India, quella che sentivo «ultima» già quando scrissi il libro dopo il primo dei miei viaggi.