A distanza di sicurezza (Foglio, 26/6/26)
Quante volte è stata narrata la fine di un amore, la separazione dopo anni di convivenza, il tradimento coniugale? Romana Petri in Distanza di sicurezza (Neri Pozza) sfida un tema scontato affrontandolo a modo suo, un modo che indaga i diversi punti di vista, femminile e maschile, ma non solo. Luciana e Vasco hanno uno stile diversissimo di stare al mondo, e non soltanto perché sono di sesso differente, ma perché lei il mondo non si limita a guardarlo e giudicarlo attraverso egoismi e pregiudizi inevitabili. Lei sa anche sognarlo. Lei è un’artista. È Luciana Albertini, detta semplicemente la Albertini, protagonista di altri due romanzi precedenti pubblicati dallo stesso editore, Ovunque io sia e Pranzi di famiglia. Questo non significa che non siano libri totalmente indipendenti, ma chi si fosse affezionato al personaggio, non potrà perdersi la trilogia.
La distanza di sicurezza è quella che intende mettere un Vasco ferocemente incattivito fra se stesso e la moglie. Sì, è lui, il più fragile della coppia, che abbandona, se ne va, lascia una donna diventata troppo ingombrante per le sue forze. Una donna che capovolge i ruoli e che non ha mai imparato a fingersi umile, adorante, comprensiva. Petri racconta la separazione a capitoli alterni, dedicati a lui e a lei ordinatamente e mettendo a confronto spezzoni di vita, progetti, delusioni, ricordi dei due protagonisti che mostrano al lettore come piano piano l’abisso che li divide si fa più profondo e inevitabile. Vasco, tornato nella sua Lisbona, non ha intenzione di intrattenere più alcun rapporto con una donna buona solo ad amareggiarlo e irritarlo. Lei, incredula, s’interroga seriamente su quanto è accaduto, anche sulle proprie responsabilità e, intelligente com’è, non può che arrivare alla logica conclusione: quell’amore è stato un equivoco. Quando t’innamori di una persona, la sogni e la inventi, ti fai andare bene persino certi spigoli in cui non fai che sbattere, o il sesso che non funziona e sei costretto a fingere. E poi si erano conosciuti su un piano di parità, ma poi nel tempo lei è diventata una pittrice riconosciuta, ammirata, persino famosa nell’ambiente artistico e lui… lui si è perso in progetti fallimentari, ha cominciato a invidiarla e dall’invidia nasce odio e rancore. Non c’è nemmeno un figlio a legarli e Luciana oltretutto ha trasposto il sentimento materno nel rapporto intimo ed esclusivo con il suo cane Barabba.
Ma Distanza di sicurezza non è soltanto l’analisi a due voci di un fallimento matrimoniale, in cui inevitabilmente il personaggio più interessante è quello pazzoide e anarchico della Albertini. È il divertente, fantasmagorico ritratto di una donna eccezionale e totalmente imprevedibile che, per esempio, quando deve trasferirsi in Inghilterra per una mostra importante, arriva a dormire in un canile col suo inseparabile Barabba, messo in quarantena come pretendono gli inglesi, e che non impiegherà molto tempo a innamorarsi di nuovo e questa volta, forse, dell’uomo giusto. Un uomo che di fronte alle sue stranezze non si irrita, ma anzi si diverte un mondo e le asseconda.
E se si volesse fare una critica all’autrice, potremmo vedere proprio nella sproporzione, tutta a favore di lei, fra le personalità di Vasco e di Luciana, una debolezza del romanzo. Ma in realtà le carte in tavola sono state messe con preciso equilibrio, e sarà solo il lettore a decidere se stare dalla parte di lui, ferito dalla vita fin dall’infanzia e votato alla sconfitta, o dalla parte dell’esagerata Albertini, capace di rinascere dalle ceneri facendo trionfare una gran voglia di vivere: “E poi si voltò, abbracciò quel gran corpo da lottatore di spalle, si strinse a lui pensando che quella era la sua nuova stagione e che stare in un canile era bellissimo. Anche essere innamorata un’altra volta”.


