E tu, lo conosci Guérin? (IlFoglio 24/6/26)
Ogni tanto è bene mettere il naso fuori dal nostro paese, ormai irreparabilmente diviso in gruppetti solidali che non si degnano di prendere in considerazione chi appartenga ad altro giro o – poveretto lui o poveretta lei – sia fuori del tutto dai giri. E vedo, per esempio, che in Francia è molto ben recensito da giornali di destra e di sinistra il libro di un autore italiano, Carlo Jansiti, che da anni vive a Parigi e scrive in francese. S’intitola, proustianamente, Les plaisirs et les jours de Jacques Guérin uscito da Seuil in maggio e già candidato a un premio come il Renaudot, equivalente per risonanza più o meno al Viareggio da noi. Ma chi è Jacques Guérin, personaggio noto solo a colti conoscitori, bibliofili e collezionisti di autografi? Nato il 23 giugno del 1902 e scomparso quasi centenario il 6 agosto del 2000, è stato un affascinante ricchissimo industriale dei profumi, avendo ereditato dalla madre, altro personaggio di grande rilievo, numerose quote della celebre Maison d’Orsay, e anche la storia di questa Maison meriterebbe un lungo racconto. Ma qui mi limiterò a dire che il freddo Guérin, elegante, misurato e distante come un nobile d’altri tempi, fu erede degnissimo che, lo raccontò Giuseppe Marcenaro diversi anni fa, “si occupò della distilleria fino al 1983, affidando, in tempi eroici, la realizzazione dei flaconi a Lalique e utilizzando Marie Laurencin, Cocteau e Colette per gli slogan e le idee pubblicitarie dei suoi L’Eau de Cologne d’Orsay, Tilleul, Le Chevalier à la Rose… fino al Divine, profumo dedicato a Jean Genet dal personaggio en travesti nel suo Notre dame des fleurs. Abitava a Luzarches, nell’Oise, in una villa settecentesca costruita da François-Joseph Belanger sul luogo di un antico monastero.
Ed è lì che lo ha conosciuto Jansiti quando, anni fa, occupandosi di Violette Leduc, grande amica (e innamorata non ricambiata) dell’omosessuale Guérin gli chiese di intervistarlo ottenendone sorprendentemente accoglienza. Fu l’inizio, se non di una vera e propria amicizia, perché grande era la differenza d’età, di una relazione affettuosa e speciale, fino alla morte di Guérin, che ha permesso a Carlo Jansiti – già curatore delle opere di Leduc, tradotte in italiano da Neri Pozza, e della sua Correspondance 1945-1972 (Gallimard) – di accumulare notizie e documenti componendo due splendidi libri: la biografia Violette Leduc (Grasset 1999) e questo Les plaisirs et les jours de Jacques Guérin, che si vorrebbe vedere tradotti entrambi in italiano. Leduc è una grande scrittrice che è bene approfondire e i “giorni” di Guerin sono un viaggio piacevolissimo in un altrove intellettuale e sociale che ha il sapore di una fiaba dove s’incontrano i tanti scrittori e artisti a cui è stato legato, da Jean Cocteau a Erik Satie, si spia nei manoscritti che ha collezionato, si passeggia e si gioca coi suoi adorabili cani in un parco curatissimo e senza tempo. Soprattutto si legge la storia, che ha del fantastico e del miracoloso, del salvataggio dei manoscritti di Proust che Guérin ha sentito il dovere di acquistare da una famiglia di grande povertà intellettuale. E qui il libro diventa un romanzo d’avventura, capace di emozionare non soltanto gli innumerevoli lettori della Recherche, ma chiunque sia attratto dal destino dell’opera dopo la morte di un autore. La scrittura nitida, musicale, accuratissima di Carlo Jansiti fa il resto, sostenendo la vicenda di un miliardario al servizio della cultura, come fosse una parabola o un’allegoria. E dandoci l’insegnamento su un uso generoso del denaro. Infatti oggi le collezioni di Guérin sono al sicuro, lasciate per testamento a istituzioni che ne conservano e trasmettono l’eccezionalità.


